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Tra la fine degli anni '90 e l'inizio
del 2000, quando
ancora frequentavo il corso di laurea in Scienze Naturali, il mio
interesse si è concentrato sull’evoluzione della nostra specie, ed
in particolare sulla sua evoluzione sociale. Dopo le prime letture paleoantropologiche e di antropologia culturale, ho deciso di
intraprendere uno studio sull’evoluzione sociale delle popolazioni
umane basandomi principalmente sulle mie conoscenze naturalistiche.
Così, ho iniziato un periodo di ricerche bibliografiche più
approfondite e, parallelamente, di elaborazione di idee che
successivamente hanno portato alla stesura di una tesi di laurea
sperimentale dal titolo:
Riflessioni sul processo di espansione di Homo sapiens e sulla sua evoluzione ecologica e sociale durante la
transizione pleistocene-olocene.
Il presente lavoro - scaricabile nel link in alto - è una versione più breve, ed in parte rivista,
della mia tesi di laurea. Si tratta di uno studio sull’evoluzione
della nostra specie che utilizza concetti e metodi di Biogeografia e
di Ecologia solo apparentemente lontani dal discorso antropologico
e, a mio avviso, per troppo tempo ignorati o sottovalutati dagli
antropologi, e non solo da loro.
È noto infatti che, almeno fino a poche decine di anni fa, gli studi
naturalistici e quelli tradizionali delle scienze umane e
dell’antropologia culturale hanno viaggiato su binari diversi,
soprattutto qui in Italia dove le idee (e le “verità”) sulla natura
della nostra specie sono state appannaggio quasi esclusivamente di
umanisti e di teologi.
Oggi, è evidente che non si può separare la natura biologica di Homo
sapiens dalla sua natura culturale, né, per ovvi motivi ontologici,
si può tentare di interpretare in maniera corretta l’animale uomo se
prima non si possiedono le necessarie basi teoriche per interpretare
le dinamiche evolutive, nello spazio e nel tempo, delle specie e, in
generale, del mondo naturale di cui Homo sapiens è parte e con cui
interagisce.
Sono convinto che l’Antropologia, intesa come
studio della storia
naturale delle popolazioni umane, interagendo con altre discipline
naturalistiche ed umanistiche, possa aprire la strada verso una
interpretazione della natura umana che sia più “scientifica” (ovvero
più onesta da un punto di vista intellettuale) e il meno possibile
“ideologica”.
L’Antropologia può e deve assolvere questo compito, e porsi
finalmente non più come un’alternativa tra le tante, ma come la base
di partenza fondamentale ed imprescindibile per interpretare la
natura umana: cosa che avrebbe non poche ripercussioni, a mio parere
positive, sulla nostra vita sociale.
Da questa convinzione, se vogliamo un po’ romantica, è nato lo
stimolo e l’interesse di portare avanti negli anni il mio studio.
Non avrei mai potuto scrivere questo lavoro se non avessi conosciuto
il prof.
Mario Zunino, biogeografo e pensatore eretico che ha
profondamente influenzato la mia formazione di naturalista.
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